IL COMPRAANIME

15.00

IL TRIDE

COD: 9788898669189 Categoria:

Descrizione

Il compraanime è un NON romanzo.

E’ diviso in tre parti che inizialmente, e forse anche alla fine, non hanno niente in comune, un racconto biografico, poesie e sfoghi temporali.

il racconto affianca le vicissitudini di Tride un ragazzo padovano nato nel quartiere Paltana Don Bosco per tutti BUSA che inizia ad avere strani incubi e a parlare con un demone senza testa chiamato Cina (da cinasky lo pseudonimo di Bukowski in pulp e altri romanzi).

Questo demone gli racconta la leggenda distrota dei compraanime indicando il protagonista come prescelto.

Cosa deve fare Tride per diventare un compraanime? Semplicemente crescere, vivere e provare emozioni, sbagliare e e diventare sempre più freddo.

Ma le cose semplici non sono il benvenuto e Tride dovrà fare i conti con un nemico oscuro e non controllabile: L’AMORE.  Riuscirà a soffocarlo con mezzi autodistruttivi? Tra Padova anni 90, Londra e Grecia “il compraanime” è un romanzo di vita di quartiere di cura e di bevute.

Anche perchè il futuro è solo la conseguenza dei proprio sbagli.

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PICCOLO DELIRIO INTERNO AL LIBRO.

Le tre stanze si accoppiano. La piccola cucina è accogliente, triste allo stesso tempo. Stile anni settanta, forse fabbricazione lasciata a caso. Ogni cassetto appartiene a mobili assemblati per mistero. Il tavolo cede ai colpi docili dei bicchieri di birra che si susseguono come gemiti disperati. Bolle di umidità si annidano sui muri biancastri. Qualche macchia del mio sangue si specchia in finestre distrutte dal tempo. Se solo i ladri sapessero. Le sedie sono mischiate. Nessuna fa parte della stessa progenie, nessuna ha una storia in comune. Decine di famiglie si sono distribuite il dovere di modificare i lineamenti delle seggiole di legno chiaro. Non molto spazioso, non molto accogliente, eppure se contassi le ore passate a fissare le crepature del soffitto, impazzirei.  Non manca da mangiare, pasta italiana, sughi nostrani invocano il loro utilizzo disprezzando il loro habitat costretto. Io non posso salvarli immediatamente. Accuratamente li seleziono per disperazione. Conosco i sentimenti più intimi di ognuno dei barattoli immobili. Capisco da loro che a nessuno piace stare dentro quella grande scatola di finto albero. Sento i loro sussurri, aprirli tutti per liberare le loro angosce. Non vogliono essere gettati come sacrificali in un bidone senza aver dato il loro contributo alla mia vita. Le birre con alta gradazione sono una via di emergenza. A cosa serve bere se non ti avvicina al tuo inconscio? Il fegato ormai non concede più spazio a barzellette alcoliche, non è interessato a tenui bicchieri di gas. Proclama la sua esistenza, la sua vocazione a farsi del male. Se solo potessi parlare con te, amico fegato. Quante battaglie caloriche, quanti aminoacidi intristiti, quanti batteri hai sconfitto, per poi scontrarti con mostri troppo grandi. Ciclopi da mille braccia distruggono parte di te. Schiumando veleno nelle parti indifese. Abbattono ogni barriera. Sei diventato pazzo a seguire le mie avventure hai semplicemente abbandonato lo spirito combattivo riducendoti martire di chissà quale stupido destino. Ingurgitando birra più forte so di farti del male. Inghiottendo cibi speziati ammetto di non aiutarti. Le tue sofferenze sono già state capite. Ma non posso tirarmi indietro adesso, capisci? Mi servi coraggioso non vittorioso. Non chiedo il perfetto funzionamento. Chiedo la tua fedeltà nella sofferenza. Io con te esprimerò i tuoi striduli lamenti. Tramite il volto manifesterò il tuo cammino autodistruttivo. Capisco la tua sofferenza e la voglio concepire. Moriremo comunque insieme. Tu da umano, io come tuo organo interno. Mi svuoterò per buttarti fuori, per farti capire che alla fine ti rispetto. Sei il mio fegato. Massimo rispetto.

Perdo tempo a parlare del fegato quando il mio futuro va inesorabilmente a puttane. Londra è multietnica, espansiva, piena di occasioni lavorative ma vuota di sentimenti. Il color grigio del vento entra nelle ossa come un tumore. Il mio povero fegato non ha potuto adattarsi come un indiano pronto a farsi appendere per i capelli. Tutto sfugge alle consuete abitudini. La birra, per quanto può essere secca e confidenzialmente attendibile, è troppo leggera. Gli inglesi iniziano a bere appena finiscono di lavorare. Alle sei di pomeriggio. Nessuno si alza dal tavolo se prima non ha chiamato un taxi. Un italiano cresciuto nell’alcool vede nelle persone inglesi un limite. Cosa vogliono sapere di litri di vino dei colli Euganei, di infinite “chiuse” in macchina… Cosa sa la Gran Bretagna del mio fegato? Cristo forse è morto schiacciato dentro una croce. La corona di spine era l’ortica della frusta. I chiodi nelle braccia e nelle gambe sono dolori umanamente sopportabili. La morsa del torace e delle costole inclinate sono dirette ai polmoni. Il cedimento comprensibile sta nella struttura portante, non nell’influenza negativa degli organi interni. Cosa conosciamo a due millenni di distanza? Perché? Non poteva morire di polmonite o di lebbra? Chi si proclama martire deve accettare il dolore. Un sentimento che non ha limiti e argini, un soffocamento che solo la morte può spiegare. Io non voglio morire. Soffro d’ansia, di agitazione cronica, ho la spalla sinistra distrutta e le caviglie con i legamenti mezzi latitanti. Ho il setto nasale deviato, situazione che mi ha portato ad avere un respiro incerto e difficile. Realtà che rendono la vita stessa bisognosa di intervenire. E lei verrà a prendermi. Mi verrà incontro, come stupida sposa davanti ad altari pieni di croci. Solo che non mi sentirò martire. Non morirò per salvare i peccati del mondo, non sono così stupido ed egoista ed ipocrita. Se la mia morte sarà dolorosa la colpa sarà solo mia, lo stile di vita determina lo stile di morte e credo che solo il silenzio possa dare importanza a quel senso di appartenenza alla solitudine che la morte ci regala.

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